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giovedì 19 giugno 2008

_The City of Blogs_

Ricevo e volentieri diffondo, mi sembra interessante:


Le riflessioni sul mondo dell’editoria e sulle implicazioni della presenza ubiqua della Rete su forme e modi della comunicazione.
L’esperienza dei Barcamp come momento di condivisione e produzione di contenuti.
L’occasione fornita dalla presenza a Torino del XXIII UIA World Congress of Architecture il cui tema fondante è “Trasmettere l’architettura”.
L’obiettivo raggiunto da parte di Archphoto.it di diventare media partner di UIA.
Il desiderio di sperimentare nuove forme di rappresentazione della realtà che siano intrinsecamente legate alla presenza della Rete.
Tutto questo ha portato all’organizzazione di The city of blogs.
The city of blogs è uno spazio all’interno di Architektonika, salone internazionale di prodotti, progetti e processi per l’architettura, l’edilizia, il design all’Oval Lingotto di Torino dove plug_in, l’associazione culturale che cura la pubblicazione di Archphoto.it, non si occuperà solo di presentare la propria attività ma, cosa di gran lunga più importante, di produrre direttamente in loco i contenuti.
Insomma, come si legge nel comunicato stampa, sarà una diretta dal Congresso mondiale degli architetti UIA 2008,
sarà il luogo del dibattito, dell’espressione e dell’interazione dove il tema “Trasmettere l’architettura” assumerà un connotato letterale e contemporaneo.
Non solo, lo spazio sarà a disposizione di chiunque volesse produrre contenuti, mettere a disposizione giudizi, racconti, critiche.
Uno spazio esplicitamente dedicato alle forme disintermediate di pubblicazione, in particolare ai blogs, per valutarne la capacità di creare dibattito, di formare la cronaca e trasmettere opinioni in un sistema completamente svincolato dai media tradizionali.
I contatti sulla Rete saranno mantenuti grazie ad un gruppo di Facebook, un tumblr ed un aggregatore che raccoglierà tutto ciò che verrà prodotto
in The city of blogs. (Miki Fossati)

the city of blogs a project by plug_in+Nelweb
Turin_June 30
- July 3, 2008 Lingotto_Oval|Architektonika
www.plugin-lab.it

www.archphoto.it/thecityofblogs

contacts info@archphoto.it  emanuele piccardo 338.3946854  miki fossati 338.4729443

giovedì 15 novembre 2007

_Torino mon amour_

E' con somma gioia che copio e incollo:
15.11.2007 - “Questa è la città più calda d’Europa”
Torino, che sorpresa. Città del desiderio, dove tutto scintilla e si muove, dove tutto nasce e tutto si decide. La Ville Lumière italiana. Addirittura. «The hottest place in Europe», la città europea del momento, per dirla con un eufemismo. Se non fosse che a pensarlo sono i giornalisti delle principali testate mondiali, in visita in questi giorni per scoprire il nostro «sistema arte», si penserebbe a uno scherzo. Eppure è proprio così. L’entusiasmo della newyorchese Miriam Murphy, redattrice per Time fa da apripista alle sequela di elogi: «Torino sarà la prossima destinazione degli americani - assicura -, quelli che fino ad ora conoscevano solo Roma e Venezia, ma che presto capiranno quanto questa città sia più vivace, in trasformazione. Diventerà come Barcellona, il posto più “hot” dell’Europa». Perfino il serissimo Florian Eder, del The Finacial Times Germania, dopo un’analisi economica - «deformazione professionale» - che lega alla rinascita della Fiat una spinta propulsiva che investe un po’ tutti gli ambiti, si abbandona all’analisi affettiva: «Bella, affascinante, serena ma mai noiosa, una città borghese nel senso migliore del termine, che trasmette ancora lo spirito del Risorgimento italiano». Oltre alla vivacità dell’arte, la ricchezza della Fondazione Sandretto, della Pinacoteca Agnelli e di Artissima, le star che mettono d’accordo tutti sono le Luci d’Artista. Il Monte dei Cappuccini vestito di luce blu ha lasciato il segno: «Meraviglioso, uno spettacolo incredibile, insieme ai lampioni di piazza Vittorio la degna cornice di una città che si modella attorno all’arte contemporanea». Parola di Sarah Delaney, del Washington Post, colpita anche da piazza San Carlo e da tutti quei chilometri di «portici, che mantengono il vecchio stile, i caffè storici e i favolosi negozi di via Roma. Per non parlare del Museo del Cinema alla Mole Antonelliana: stupendo». Il palato della stampa straniera si ricorderà a lungo del cioccolato di Gobino e del bollito assaggiato al Cambio: «E cosa dire di Eataly? Non esiste niente di simile altrove - dice Jennifer Grego, The Financial Times - così come è difficile trovare una città così vivace e, allo stesso tempo, piacevole e riposante, senza traffico e masse di persone ovunque: ci dà un’immagine dell’Italia cortese, d’inizio secolo, che tutti avevano ormai dimenticato». Se non puntualizzassero con enfasi che di Torino si sta parlando, sarebbe difficile non pensare a qualche altro posto: «Macché - protesta Frances Kennedy della Bbc Radio - è solo che questa città è irriconoscibile». La cronista neozelandese scoprì la Mole vent’anni fa, e non ebbe un’impressione così positiva. «Ora è fantastica, accogliente, in forma smagliante, anche se certo noi la vediamo da un punto privilegiato». Il punto privilegiato è il viaggio voluto dal Comune e curato da Mailander: «Non vedo l’ora di venirci come turista». Gli aggettivi usati da Richard Heuze, Le Figaro, vanno dallo «strepitoso» al «meraviglioso». Li usa per raccontare quella città conosciuta nel 1980, quando seguì per il giornale francese la Marcia dei Quarantamila: «I Giochi Olimpici hanno dato il via alla rinascita, una cura di giovinezza eccezionale, il rinnovamento simboleggiato dal magnifico arco di Camerana e dall’offerta artistica. L’intensa creatività contemporanea è l’indizio di quello che sta accadendo. Torino è ormai proiettata in avanti». Courtney Walsh ha seguito per Fox News tutte le Olimpiadi, ma giura che la città è ancora meglio adesso: «Sono stregata dall’energia che si respira, dinamica e giovane, piena di promesse». Neanche un difetto? «Mi sembra ci siano ancora differenze di classe e di razza, tra immigrati e torinesi. Ma per l’integrazione ci vuole tempo».

Monica Perosino, La Stampa

Via: Torino Intenazionale

sabato 12 maggio 2007

S.O.S.tenibilità!

Il tema della sostenibilità ultimamente un po' mi ossessiona. Ci penso molto spesso, forse spinta da un amore crescente per l'ambiente, o piuttosto dalla preoccupazione di non essere in grado di preservare il nostro pianeta e le sue risorse ad un livello almeno accettabile per le generazioni future. E forse è il maledetto orologio biologico a farmi parlare di generazioni future! Ma non voglio innescare discussioni lunghe e soprattutto poco pertinenti. Quel che conta è che sto riflettendo molto sulla necessità di una crescita sostenibile. E credo che al giorno d'oggi, per un architetto, puntare alla sostenibilità non dovrebbe più essere un'opzione, ma un diktat, che scaturisce da necessità pressanti, da situazioni di emergenza addirittura. Non bisognerebbe mai dimenticare che noi, in quanto progettisti (a scale e livelli diversi) dovremmo farci interpreti di una linea di condotta più corretta, che in qualche modo possa fornire delle linee guida e un'ispirazione a coloro che magari non si occupano direttamente di sostenibilità, ma che vivono quotidianamente le "nostre" architetture. Questo discorso può sembrare forse presuntuso. Può dare l'impressione che io veda l'architetto come un demiurgo, come colui che plasma la realtà a propria immagine, educando attraverso essa i non-architetti. In verità io non sono presuntuosa fino a questo punto, ma non riesco proprio a togliermi dalla testa che il nostro non è il lavoro di chi "è bravo a disegnare", ma è il mestiere di coloro che (almeno nelle intenzioni) dovrebbero voler contribuire ad un miglioramento delle condizioni di vita su scala sociale. Questo miglioramento non deve essere solo di natura estetica -lo dico anche a tanti architetti, ahimé- sebbene a qualcuno di noi piaccia autodefinirsi Cultore e Divulgatore del Bello.
Fine del pistolotto. Che in verità avrebbe voluto essere solo un'introduzione (logorrea cronica, la mia). La vera notizia è questa:
La settimana dal 5 al 9 giugno è la "Settimana dell'Edilizia Sostenibile". In questa occasione, la nostra bellissima Torino (ed in particolare il centro congressi Lingotto) ospiterà la quarta edizione di Eco-efficency Biennal.
L'evento è organizzato da Empirica Progetti e da Environment Park. Oltre alle tre conferenze internazionali (Riuso Sostenibile del Patrimonio Edilizio, Bio-Edilizia Italia e Suistanable Building South Europe), dieci sessioni parallele svilupperanno temi specifici. E' prevista anche la proiezione del film-documentario di Al Gore An Incovenient Truth (premio oscar) e di Nanook of the North (1922).

venerdì 20 aprile 2007

GMA Radio








A proposito di WDC (non ho ancora avuto tempo di commentare il post ma lo farò presto) vorrei segnalare Good Morning Architecture, radio in streaming nata proprio in preparazione dell'evento del 2008 e presentata ieri al Salone del Mobile. Qualche brano musicale, ma soprattutto interviste ad architetti e designer. Mi sembra uno strumento interessante e facilmente accessibile. Enjoy it!

giovedì 19 aprile 2007

Futurismi locali


Nel 2008 Torino sarà World Design Capital, un'iniziativa dell'ICSID di cui come torinese vado molto fiero. La mia hometown sarà ancora una volta palcoscenico del mondo, questa volta su un tema a noi caro (il Design, in senso anglosassone del termine) ma sopratutto lo sarà per la prima volta nella storia; il titolo infatti è stato creato ad hoc sulla base delle competenze e del savoir faire presentate da Torino nel corso di una selezione precedente.

Insomma, le Olimpiadi Invernali del 2006 hanno scosso - in ogni senso - Torino e hanno coinvolto appassionati di sport e non, con grande risonanza mediatica della città. Sarà così anche per Torino 2008 WDC?
Sicuramente saprà coinvolgere architetti, product e graphic designers e altri cari colleghi della massoneria che passeranno ore e aperitivi a complimentarsi della riuscita dell'evento.

Ma cosa succederà ai non addetti ai lavori?
Quali sono i modi per far sì che la popolazione, non solo torinese, sia coinvolta nell'evento dell'anno?
O semplicemente: è necessario creare questo coinvolgimento oppure è meglio una programmazione che punti tutto su una qualità alta della discussione che solo specialisti potranno comprendere?

Rimango nel dubbio e frattanto che arriva il 2008 ci penso.
Voi ci pensate?