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lunedì 9 giugno 2008

_Ad ognuno il proprio mestiere #1_

... dove si narra di quel paese in cui tutti erano architetti, medici, avvocati, ...

Colgo lo spunto da una conversazione telefonica con AndreaZ. Non sono nemmeno sicura di interpretare correttamente quella conversazione e le intenzioni che l'hanno originata. Però ho alcune cose da dire sull'argomento. E penso che un  po' tutti ne abbiano. Per questo credo ci siano le basi per farne una rubrica.

Io ho già pronti altri due post.

Ma prima, per introdurre l'argomento, vorrei sottoporvi un video ed un interrogativo: MA BEPPE GRILLO NON FACEVA IL COMICO?

sabato 1 settembre 2007

_ E io che credevo che "atipico" fosse qualcosa di inconsueto! _

Incollo da Garzanti Linguistica:
Atipico: agg. [pl. m. -ci] non tipico; che non presenta i caratteri propri del tipo consueto, normale: polmonite atipica; titoli atipici | privo di una fisionomia precisa.

Quindi, se ben interpreto questa definizione, i lavoratori atipici dovrebbero rappresentare una minoranza.

Adesso sono confusa.

Forse è una mia sensazione ma io, di quelli che dovrebbero essere lavoratori "tipici", ne conosco davvero pochi. La maggior parte delle persone che frequento (tra i 20 e i 40 anni, intendo) si barcamena in situazioni più o meno definite, in cui l'unica cosa davvero chiara è che le richieste sono molte e le garanzie davvero poche.

Poichè la questione mi tocca molto da vicino, questa estate ho cercato di farmi un'idea sui tipi di contratti possibili, sulle forme previdenziali, sulle modalità di ... vabbé, chiamiamola COLLABORAZIONE...

Il risultato è che, come direbbe Camilleri, "sono più confusa che persuasa". Di fronte a termini come flessibilità, precariato,tempo determinato, collaborazione occasionale, contratto A TERMINE,... mi viene in mente quella bellissima poesia di Ungaretti, Soldati (Si sta come\d'autunno\sugli alberi\le foglie), anche se mi rendo conto che qualcuno potrebbe considerare il paragone un po' eccessivo se non addirittura offensivo. Me ne scuso.

Ad ogni modo, vorrei segnalare alcuni siti che mi hanno aiutata a capire qualcosa di più sul tema perché, se è vero che è molto difficile modificare lo stato delle cose, possiamo almeno cercare di informarci per capire meglio che cosa ci stanno proponendo e a che cosa andiamo incontro. So perfettamente che i commenti a quello che sto dicendo potrebbero essere un tantino... astiosi, perchè molte persone, a causa dell'attuale congiuntura occupazionale si trovano a portare avanti situazioni paradossali (a questo proposito consiglio la lettura di Aldo Nove, Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese..., Einaudi, 2006. Agghiacciante!)

Tuttavia vorrei cercare, per quanto mi è possibile, di astenermi da giudizi di valore e tentare di fornire semplicemente delle informazioni ai giovani lavoratori in genere e, più nello specifico, agli architetti.

Senza esitare oltre:

Atipici e Atipiche in rete è un sito molto chiaro in cui i vari tipi di contratti sono spiegati in dettaglio, così come le informazioni riguardanti l'apertura e gestione della famigerata Partita IVA.

Sempre a proposito dei diversi tipi di contratti e collaborazioni, vedere anche rassegna.it e Alai Cisl-Associazione Lavoratori Atipici e Interinali.

E la previdenza? Sul sito di Inarcassa, c'è quasi tutto quello che c'è da sapere per coloro che sono iscritti all'albo.

Questo è quanto, per ora.

Buona lettura!

lunedì 16 luglio 2007

_ Sotto il sole dell'Arizona _

Ragazzi, quante cose da raccontare, da scrivere, da segnalare. Il tempo, purtroppo, ha scarseggiato un po' ultimamente. Ma presto sarò a casa per un po', quindi scriverò moltissimo, contenti? :-)
E a proposito di lavoro, eccovi una segnalazione. E'... impegnativa, ma mi sembra molto molto interessante:
  • Paolo Soleri ed un nutrito gruppo di volontari organizzano dei Workshop di 4 settimane in Arizona, presso Arcosanti. Lo scopo del Workshop è di misurarsi con il concetto di Arcologia (Architettura+Ecologia) di cui Soleri è ideatore e promotore. Inutile dire altro, quando tutto è perfettamente spiegato in questa pagina, in italiano per di più!
  • Un'altra segnalazione di carattere didattico. Forse è un po' tardi, ma magari a qualcuno può ancora interessare: "Do you speak architecture?", corsi di inglese specifici per architetti. Una settimana a Londra, un corso di inglese intensivo, la visita ai più conosciuti esempi di architettura contemporanea londinese. Se non avete ancora prenotato le vacanze, potete scaricare qui l'application form.
Adesso fuggo, ma prometto aggiornamenti un po' più frequenti. E prometto anche un po' di restyling del blog, ma questo sarà soprattutto merito di AndreaZ.
Buona serata a tutti!

mercoledì 30 maggio 2007

-la verità ti fa male, lo sai-

Generalmente preferisco non piangermi (troppo) addosso. Non perchè non ce ne sia motivo, di ragioni per piangersi addosso, nell'attuale situazione occupazionale, ce ne sarebbero molte. Semplicemente, lo trovo poco produttivo.
Ma, quando il disagio è messo nero su bianco e documentato in modo circostanziato, dati alla mano, istituzionalizzato quasi, beh ... non posso non dar voce alle proteste. Che forse ormai non suonano più nemmeno come proteste, ma come i sommessi e rassegnati mugolii di chi lancia il sasso e poi ritira la mano, non per vergogna ma per paura. Nella home page di repubblica.it, oggi, un titolo mi ha colpita come un colpo d'ascia in mezzo alla fronte: Stipendi “under 30”: la caduta dei laureati Nel 2006 busta paga più “leggera” del 2003
Consiglio la lettura dell'articolo, ma solo a chi non sia troppo debole di cuore. La situazione, a dire il vero, era chiara da tempo un po' a tutti noi, però leggerla a così chiare lettere (e statistiche) fa comunque sussultare.
Io voglio imparare a fare la pizza!!

ah... se ancora non bastasse: dal blog di Beppe Grillo potete scaricare in pdf il libro "Schiavi Moderni", una bella raccolta di "storielle contemporanee"... rabbrividiamo!

E ora scusate, fine del piagnisteo, almeno per qualche tempo.


venerdì 20 aprile 2007

martedì 17 aprile 2007

- Tre architetti in barca (e non si trattava di uno yacht) -

Ciò di cui vorrei parlare oggi è stato oggetto anche della pagella di M. Del Campo nell'ultima presS/Tletter, oltre che di un paginone sul numero di Aprile del Giornale dell'Architettura. Si direbbe quindi un argomento di grande attualità. In effetti la situazione lavorativa dei giovani laureati in architettura è una tematica particolarmante discussa, oltre che il principale argomento di conversazione di noi architetti, quando ci incontriamo per l'aperitivo. L'articolo (F.Baroli, E. Barosso, F. Bestonso, A. Bologna) mette in luce alcuni aspetti che, francamente, non mi sarei aspettata. Ad esempio, tra le caratteristiche apprezzate in un CV, la bella presenza conta quasi quanto l'essersi laureati nei tempi giusti ed il tipo di tesi svolta conta molto meno della disponibilità di orario! Nel neolaureato vengono apprezzate le competenze informatiche (e almeno questo mi sembra coerente con gli indirizzi della progettazione contemporanea) mentre, con mia grande sorpresa, viene attribuita scarsa importanza alle esperienze lavorative precedenti.
Questi dati mi inducono a tracciare alcune considerazioni: in primo luogo è evidente una frattura, una incomunicabilità tra il mondo accademico e quello del lavoro. Questa carenza si esplicita, secondo me, su diversi livelli. Intanto, il professionista che deve assumere un neolaureato, proveniendo a sua volta da una facoltà di architettura, conosce la realtà universitaria e implicitamente la squalifica, attribuendo scarsa importanza agli aspetti accademici del curriculum (tesi, voto di laurea, tempo "di percorrenza"). Ci si chiede inoltre, quali parametri abbia in mano per valutare un candidato, visto che le esperienze accademiche non sono importanti, e quelle lavorative, a quanto pare nemmeno... ah già, c'è la bella presenza. E poi la disponibilità di orario. Come? Automunito? Tant mieux! (scusate, l'ironia era fin troppo facile)
L'università, dal canto suo, non prepara assolutamente gli studenti all'ingresso del mondo del lavoro. Se da un punto di vista culturale più ampio mi sento di assolvere la maggior parte dei nostri atenei dalle accuse imputate loro, devo purtroppo riconoscere che, per quanto riguarda competenze specifiche propedeutiche alla professione e, soprattutto, aspetti pratici, il nostro sistema univeritario mostra il fianco alle critiche, almeno per quanto riguarda la mia esperienza.

Ad esempio: Le competenze informatiche, fondamentali per raggiungere l'agognato traguardo dei 1000 euro ale mese, non vengono sufficientemente valorizzate nella maggior parte delle facoltà italiane, almeno per quanto riguarda la mia esperienza (diretta ed indiretta). Una delle poche cose che mi consola è l'importanza attribuita, dai professionisti intervistati, alla "conoscenza culturale della materia". In questo senso credo che l'università italiana, decisamente generalista, offra molti spunti, grazie a programmi ampi che toccano molti aspetti di quella disciplina che, in estrema sintesi, potremmo definire architettura. Credo che, per coloro che hanno voglia di approfondire e che sono curiosi, gli spunti non manchino.

Nell'articolo sul Giornale dell'Architettura veniva trattata anche la condizione contrattuale ed economica del neo-architetto, che secondo me è perfettamente riassunta dal titolo stesso: "Disegnatori sottopagati o neoprofessionisti con voglia di fare?".

Con questo genere di discorsi, probabilmente, non si arriva mai a mettere la parola FINE, se non imponendoselo. Ci si potrebbe scrivere un intero blog (e c'è chi lo fa, guardare per credere).
Forse si tratta più di uno sfogo ed una ricerca di consensi, piuttosto che dell'apertura di un vero dibattito sul tema.
Invece nella prossima puntata vorrei approfondire il discorso su contratti, partita IVA, modalità di collaborazione con studi professionali. Io personalmente no ci ho mai capito molto, quindi forse questo potrebbe rivelarsi un argomento di discussione utile (a me per prima!).