giovedì 3 maggio 2007

L'angolo del profano #1

Prima di tutto è necessaria qualche parola sul mio (piccolo) ruolo in questo blog.
Infatti non ho una laurea in architettura, né particolari conoscenze o interessi al riguardo, e in materia posso essere definito come il classico uomo comune. Con “L’angolo del profano” vi segnalerò quello che di volta in volta passa per la testa di un normale cittadino-lavoratore-turista riguardo all’architettura (e spero mi perdonerete il linguaggio non tecnico). Considerato che per il vostro lavoro è fondamentale valutare le esigenze e i pensieri delle persone che avranno a che fare con le strutture che progettate, penso vi possa essere utile.

Finita la premessa, vi chiederei di togliermi la prima curiosità profana.
Come forse saprete, ho una casa in montagna e per lavoro viaggio quasi ogni giorno per i paesi e le piccole cittadine del Piemonte. Vedendo i vari Ciriè, Rivarolo, Castelnuovo, Oulx, Borgaro, Alba, San Damiano, Bagnolo, Fossano ecc… la mia impressione è che l’architettura nei piccoli centri sia davvero limitata. Non pretendo di trovare dei capolavori, ma vedere un edificio interessante, particolare, innovativo, brutto o bello che sia, è molto raro. Per carità, qualcosa c’è, ma tolta una banca di qua e un municipio di là, per la stragrande maggioranza gli edifici dei piccoli centri sono semplicemente normali, bruttini e costruiti al risparmio.

Da cui le domande: ma lo sviluppo dell’architettura è esclusivamente legato alle grandi città? Che cos'è oggi l'architettura nei piccoli centi? Non mi stupisce che le città primeggino, mi colpisce quanto sia grande e schiacciante il divario...

3 commenti:

davide ha detto...

Se la realizzazione di architetture "nuove" dipendesse solo dall'intento degli architetti, il panorama edificato oggi sarebbe molto diverso. L'apertura mentale necessaria alla sperimentazione in fatto di costruzioni, rurali o cittadine che siano, non può appartenere solo al progettista, ma deve essere intento condiviso ANCHE dal committente. Penso ai paesaggi svizzeri, olandesi, portoghesi... segnati e scanditi da architetture dal pregio eccezionale. E poi penso all'Italia. Come sempre siamo indietro, ma questo vale per le città tanto quanto per i piccoli borghi. La sensibilizzazione alla buona architettura è dunque un passo cruciale per EDUCARE la committenza alla ricerca del "bello", oltre che del funzionale (così silvia è tranquilla). Penso agli studi Elastico - www.elasticospa.com - e Archicura - www.archicura.it -, che contano diverse realizzazioni di altissimo livello, seppur lontane dalle nostre metropoli... La situazione dei piccoli centri mi sembra in fin dei conti rispecchi quella delle grandi città, con l'aggravante di una (necessariamente) minor presenza sul territorio di professionisti all'avanguardia. A chi si rivolgerà l'abitante di Bagnolo, se vorrà ricostruire casa propria: all'architetto del paese amico suo, o ad un tanto pubblicatissimo quanto per lui sconosciuto studio di Torino?

Andreaz ha detto...

Sono d'accordo con Davide.
Fondamentalmente si tratta di una questione culturale e, agli esempi svizzeri, olandesi e portoghesi, ci aggiungo anche quelli spagnoli. Vedi città come Barcellona dove la "gente comune" tifa per uno o l'altro architetto quando in Italia il tifo è inteso solo come calcistico...
Inoltre aggiungerei che la Cultura di cui si parla dovrebbe essere coltivata anche dai nostrani Uffici Tecnici comunali (sopratutto quelli di provincia) che valutano in modo strettamente "tecnico" i progetti presentati, e ovviamente con un occhio di riguardo verso tutti i progetti che fanno incassare cospicui oneri di urbanizzazione.
Tanto si sa: loro sono pagati per fare i tecnici e quello fanno. Né più, né meno. Purtroppo...

Marco Calvani ha detto...

Bene, l'angolo del profano, mi piace!
Per quanto riguarda l'argomento trattato nel post, non mi resta che concordare con i precedenti commenti: predisposizione culturale, disponibilità finanziaria, efficienza legislativa.