lunedì 16 aprile 2007

1, 2, 3 ... Gehry

Ok, Davide sarà contento. Alla fine il primo post di questo blog riguarda il documentario di Pollack su Gehry.
Non volevo che fosse così.
Però poi non ho resistito alla tentazione, per lo stesso motivo per cui sono andata a vedere il film: non capita molto spesso che venga fatto un documentario monografico sulla vita di un architetto. Ragione per cui, credo, molti architetti (amanti di Gehry e non) saranno incuriositi da questa produzione. E io non mi sono sottratta a questa logica.
In primo luogo vorrei fare alcune considerazioni di natura "cinematografica" sul film. Per semplificare, potrei dire chè si tratta di un documentario di stampo classico, banale, e (volutamente) artigianale. Pollack fa le riprese personalmente, con una normalissima telecamerina, che infatti restituisce un'immagine sporca e un po' tremolante (il buon Sydney ha i suoi anni!). Tutto il film è in pratica una intervista di impostazione classica, in cui gli interlocutori, seduti davanti ad una tazza di caffé, portano avanti un botta e risposta dal ritmo tutt'altro che incalzante o accattivante. La conversazione è interotta da (rare) panoramiche sulle architetture di Gehry.
Ora: produzione hollywoodiana, grande regista, architetto à la page ... francamente mi aspettavo qualcosa di un po' più originale e movimentato. Quantomeno una fotografia spettacolare. Almeno qualche immagine pazzesca del Guggenheim, eddai!
E poi immaginavo che l'intervista avesse un taglio un po' più accattivante e movimentato.
E soprattutto mi aspettavo un ritratto un po' più lusinghiero del Nostro Eroe, che mirasse a mettere in luce una personalità complessa e geniale.
Invece c'è quest'uomo, non giovane, perennemente seduto con le braccia conserte sulla (grande) pancia, che sembra passare le sue giornate a dare ordini al collaboratore dal ciuffo a banana in merito alla costruzione dei modellini di studio: "piega un po' la carta, appoggiala li, taglia via una piega" e via discorrendo. E qui viene da chiedersi: ma lui non le ha le mani? Perchè non se la taglia da solo la sua carta argentata?
E invece ce le ha, le mani. E le usa per fare degli schizzi che, da un punto di vista artistico sono certamente interessanti, tutto un intreccio di linee sinuose. Ma diciamoci la verità: per evincerne un'idea di architettura, ci vuole davvero tanta fantasia. Infatti i suoi collaboratori non hanno l'aria felice!
Sicuramente, anche dalle parole di Gehry stesso, emerge l'immagine di un artista, più che di un architetto. E infatti per molto tempo Gehry è stato snobbato dai suoi stessi colleghi. Devo dire che si è portati a condividere questa idea, quando si assiste alla genesi dei suoi progetti, che sembra ignorare completamente requisiti funzionali, dimensionali, strutturali e quant'altro. A questi aspetti provvederanno una serie di professionisti nei diversi settori.
Non voglio con queste parole sminuire la carica evocativa, la forza di (alcuni dei) progetti di Gehry. Forse, però, è il documentario stesso ad indurre lo spettatore a trarre alcune conclusioni non proprio lusinghiere sul personaggio.
E speriamo che il film non venga visto da liceali all'ultimo anno, prima della fatidica scelta della facoltà da frequentare. Molti di loro potrebbero essere indotti a credere che la vita dell'architetto dia tutta in discesa!

1 commento:

:alain: ha detto...

Ok.. sono stato nel dubbio sull'andarlo a vedere o meno e mi pare di comprendere che vederlo in televisione o al cinema non faccia molta differenza. Per cui appena possibile lo scar.. ehm.. affitterò e guarderò comodamente da casa. Anzi forse in un salotto pieno di amici e colleghi, con la possibilità di commentare, la visione sarebbe più interessante. :)